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buttato dentro il 13 Giugno 2005 |
alle ore 19:57 |
da Alessandro Mano |
nelle categorie aosta, stra-cult |
parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio aosta, locali notturni, sweet rock cafe |
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Giovani disperati, giovani bene, fighetti. Salotto buono della città, vedo gente che non ho mai visto altrove (in una piccola città è un evento). È evidentemente un’oasi. Animali rari, tutti diversi, tutti strani. Tutti infighettiti e alcolmuniti. Tutti orgogliosi di essere tra propri simili, ma puzza-sotto-il-nasuti perché dopo tutto “è l’unica alternativa”.
Lo Sweet proprio non fa per me, anche se come idea è eccezionale, in città ma fuori, in un fabbricato splendido e con spazi curatissimi. Solo che di rock non ha nulla. Di sweet nemmeno, e la gente che c’è dentro dà il peggio di sé… Persino i baristi si dimenano tunzettari, creando fastidio, nella solita e banalissima musica latino-americaneggiante.
I coraggiosi sono quelli che non si conformano alla massa. E, storcendo il naso, sgasano verso altre esperienze…
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buttato dentro il 7 Gennaio 2005 |
alle ore 20:29 |
da Alessandro Mano |
nelle categorie aosta, sport |
parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio aosta, bicicletta, ciclismo, duitama, montagna, morgex, parigi-roubaix, roma, sarre |
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Allegria e compagnia dentro.
Potrebbe essere un nuovo spot pubblicitario per la montagna.
Ma è semplicemente la frase che mi viene in mente ripensando alla pedalata di oggi. Ormai, grazie a qualche contatto, vengono a trovarci anche in pieno inverno: l’ultimo, Ludovico da Roma, amante della montagna e della bicicletta, in Valle d’Aosta per vacanze sulla neve, carica in macchina all’ultimo momento anche la specialissima.
E così via, si parte da Morgex, ai limiti della sopportabilità tra aria fresca e neve a bordostrada. Giù, fino ad Aosta. A tratti impantanati tra sale, acqua di scioglimento e ghiaccio vivo. A tratti riscaldati da un pallido sole, che si fa più caldo solo nei dintorni di Aosta. Un compagno di avventura, temerario e bardato fino all’inverosimile con i soli occhiali a lasciare intravedere il volto, fa dietrofront e si accoda al nostro terzetto (c’era anche il mio amicone Matteo, talmente ovvio che non l’ho scritto). Il freddo non mi permette di ascoltare il fitto dialogo tra i due miei originari compagni di pedalata: un sottocasco iper-innovativo è abbastanza innovativo da rendere il discorso un debole bla-bla.
Una mini-Roubaix in centro ad Aosta, o meglio una slalom-vasca, segna il giro di boa. Poi su per la panoramica, il sole è caldo ma il ghiaccio non molla. Lo strappetto del castello reale di Sarre ci ricorda Duitama, con la ruota posteriore che slitta perché noi, sui pedali, ricordiamo molto vagamente un pirata che non c’è più che, troppo potente, faceva la stessa cosa sotto la pioggia. Poi Ludovico ci saluta: l’appuntamento è per l’estate, per un bel giro al caldo con qualche bella salita. Io e Matteo torniamo al polo per recuperare la macchina a Morgex e tornare ancora una volta ad Aosta. All’ombra del campanile, il termometro segna 4°. Poi, l’effetto dell’inversione termica ci saluta e ripiombiamo sotto zero.
Ma il cuore è caldo e l’estate sembra più vicina (ummh….. ma non ero post-romantico???)
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buttato dentro il 31 Dicembre 2004 |
alle ore 10:55 |
da Alessandro Mano |
nelle categorie aosta, cultura, sport, stra-cult |
parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio aosta, cervinia, cross country, downhill, freeride, la thuile, mountain bike, pila, sci, tesi, università, universita della valle d'aosta |
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Per tediarvi ancora un po’, il “sottotitolo” di un project work che sto facendo e scrivendo. Inauguro così una nuova categoria, Accademic, in cui illustrerò le scoppiettanti novità dell’Università della Valle d’Aosta e delle sue colleghe in giro per il mondo. Ma ecco il tutto:
«Analizzando l’offerta turistica estiva in Valle d’Aosta, si può notare come negli ultimi anni questa si sia arricchita di nuovi prodotti. Tra di essi, un nuovo modo di concepire la Mountain Bike è arrivato anche nella nostra Regione, in ritardo di molti anni rispetto ad altre località dell’arco alpino.
Lanciarsi da una pista da sci con una bicicletta è ancora visto con cattivo occhio da molti: la sfida è quella della sicurezza, tramite guide esperte che già lavorano con profitto e tramite una regolamentazione (per ora inesistente) più attenta a tutti gli utenti della montagna.
Le località che hanno accettato di rimettersi in gioco sono per ora due, La Thuile e Pila: la MTB classica (il cross country), che pur si pratica in entrambe le località, ha lasciato il passo al freeride e al downhill, per ora limitato a Pila. Cervinia sta a guardare, puntando, come Pila, su alcuni eventi, ma non avendo ancora un’offerta definita.
La promozione e la qualità hanno dato i propri frutti, il prossimo passo è l’integrazione del biker con un sistema di offerta che è in gran parte inadatto e antiquato rispetto alle sue esigenze».
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buttato dentro il 26 Luglio 2004 |
alle ore 13:07 |
da Alessandro Mano |
nelle categorie sport |
parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio aosta, ark, auro bulbarelli, col de la ramaz, courchevel, danilo hondo, david moncoutie, fdjeux.com, filippo pozzato, folla, francia, francisco mancebo, gendarmeria, gilberto simoni, grenoble, isere, ivan basso, jan ullrich, jean-marie leblanc, jorg totschnig, jose azevedo, juan antonio flecha, l'alpe d'huez, la plagne, lance armstrong, laurent jalabert, le bourg-d'oisans, matteo tosatto, michael boogerd, michele scarponi, morzine, piccolo san bernardo, pietro caucchioli, polizia, ragt semences, richard virenque, rolf aldag, saeco, santiago botero, sebastien joly, t-mobile, thomas voeckler, trek, us postal service, uwe peschel |
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Scena 1: Affannosa corsa verso Grenoble
Accumulando ritardi su ritardi, i nostri eroi tentano di giungere in tempo alla mèta. Panini dispersi, Polizia in autostrada a dettare un ritmo degno di un gruppo che non segue quella che diventerà una fuga bidone, automobilisti imbranati e camion che rallentano la corsa fanno accrescere a dismisura l’attesa per il Tour.
Finalmente, dopo il Colle del Piccolo San Bernardo, una “Nationale” francese è decisamente più scorrevole della strada che si inerpica e poi ridiscende dal colle, e la successiva autostrada sarà una gioia per i pochi cavalli addormentati della mia Punto. Dopo una salassata autostradale (7 Euro per una settantina di chilometri, da noi ci lamentiamo di pagare caro quando arriviamo a 2 Euro… Ah, l’Italie!!), finalmente arriviamo nella ridente città dell’Isère.
Scena 2: Incontro con il marziano
Lasciata l’auto, proseguiremo con una navetta. Sempre se la troveremo. Sono le 11:15, l’ultima sarebbe dovuta partire un quarto d’ora prima… Evidentemente non siamo gli unici ritardatari. Fatto il biglietto, conosciuto il cagnone che ci avrebbe allietato il viaggio con il suo simpaticissimo fetore, ecco la seconda lieta sorpresa (dopo la navetta per ritardatari) della giornata: un drappello di ciclisti ci passa accanto, ma non sono comuni pedalatori. Lance Armstrong in persona, con il fido José Azevedo, tira un gruppetto di cicloturisti al gancio, seguito dall’ammiraglia US Postal Service. Azz… Un breve riscaldamento in scioltezza a 50 chilometri dalla partenza: il marziano non lascia proprio nulla al caso.
Scena 3: Le Bourg-d’Oisans
L’eterno viaggio in pullman lungo la valle dell’Oisans si trasforma in una trasferta in terra teutonica: tra molti francesi e qualche italiano, a farla da padrone sono quattro tedeschi, che tengono banco in un florilegio di decibel non smettendo per un secondo di parlare… E Matteo riesce quasi ad addormentarsi: stupefacente.
Arriviamo a Le Bourg-d’Oisans dopo un’eternità, così ci perdiamo la strepitosa carovana pubblicitaria; poco male, considerando che la nostra è una sfida a rincorrere. Subito un’ammiraglia T-Mobile tenta di tirarci sotto per portare Santiago “Botolino” Botero e Rolf Aldag in zona rulli. Poco più lontano, danno le ultime pedalate e perdono le ultime gocce di sudore Danilo Hondo e Uwe Peschel. Non immaginiamo cosa sia in casa RAGT Sémences, una specie di cronometro a squadre sui rulli: la squadra francese, cenerentola del gruppo, occupa gli ultimi posti in classifica e il riscaldamento intorno al loro pullman deve essere frenetico. Anche in zona Saeco e in zona FDJeux.com sono parecchi a frullare. Jajà si aggira nella zona della partenza, a fare da padrone di casa.
Scena 4: La montée de l’Alpe
Il primo tratto, pianeggiante, esce da Bourg d’Oisan e addirittura scende, dopo un ponte. Michele Scarponi si ferma per una foto con due giovani fans francesi. Pozzato, Flecha e Tosatto provano le prime rampe della cronometro. La folla è abbondante, ma non compatta e impenetrabile come avrei immaginato. C’è un posto anche per noi ritardatari. Così, dopo aver lasciato anche noi un po’ di sudore sulla strada, decidiamo di fermarci poco prima del primo tornante, dove la strada spiana dopo il tratto più duro. Siamo appena in tempo.
Scena 5: La gara
Nelle nostre due esperienze precedenti tra il pubblico della Grande Boucle, aveva sempre vinto il corridore che per primo ci era passato davanti. Nel 2002 Boogerd a La Plagne, lo scorso anno Virenque sul Col de la Ramaz per arrivare in giallo a Morzine. Ma questa volta, la sorte non sarà la stessa per il povero Sébastein Joly. Sarà invece l’ultimo partito a vincere. Lo si poteva capire solo vedendolo.
I francesi fanno un tifo sfegatato per gli atleti di casa, spingendoli letteralmente con un “Op-op-op” costante dalla partenza all’arrivo. Per gli altri, sono solo applausi. Alcuni ciclisti, oggi senza casco per la gara completamente in salita, hanno evidentemente passato più tempo davanti allo specchio che sui rulli per scaldarsi: sfoggiano pettinature degne di rock star impomatate (o, come dirà Matteo, degne del cantante degli Ark). Perlomeno sono facilmente riconoscibili.
Per il pubblico la cronoscalata è l’ideale: si sa chi arriva, si sa come tifarlo, si può stimare il ritmo che ognuno tiene. Il mito tra questo pubblico è un anzianotto, completamente vestito US Postal e con bici Trek, che conosce ogni singolo ciclista, cita i vari successi. E i vicini ne sono entusiasti. La tristezza sale, ripensando a chi in Italia si sta mandando in pappa il cervello con il Bulba…
Un boato accompagna Moncoutié, che farà una grande prestazione. Virenque, idolo dei transalpini, è pimpante sui pedali, ma è il suo normale atteggiamento per affrontare la salita, non farà granché. Simoni non va. Non ci capacitiamo di come possa dire di non sentire la corsa.
Caucchioli è una specie di dannazione per il pubblico francese: diventa “Chiocchiolì”, “Causciolì”, “Sciosciolì”, e chi più ne ha più ne metta.
Scena 6: I mostri
Ecco Voeckler, campione francese e maglia gialla per 10 giorni. La sua maglia bianca di miglior giovane evidenzia un po’ di pancetta (una rarità tra questi 157 atleti tirati a lucido e quasi impressionati), e infatti la sua cronoscalata sarà tutto tranne un successo. Il vecchio Totschnig è sempre efficace, Azevedo è una sorpresa.
Ullrich è impressionante: sempre con le mani sulle prolunghe, sinora l’unico ad averle montate. Esce dal tratto più duro della salita in posizione, esprimendo una potenza fuori dal comune. Mancebo è in evidente calo, sale con la testa storta.
Basso è partito decisamente forte, ma le prolunghe sulla sua bici paiono fuori luogo: Ullrich in confronto sembrava un carro armato, e per il breve tratto pianeggiante possono essere servite a poco. Ma il vecchino francese dice, cronometro alla mano, che l’italiano ha lo stesso tempo di Ullrich.
È Armstrong il vero spettacolo: sempre agile, l’espressione distesa: certo non quella di uno che ha subito minacce, come poi Leblanc dirà. Dopo la gara si lamenterà anche di qualche persona nel pubblico che aveva bevuto troppo. Per una volta non abbiamo colpe…
Scena 7: Il fiume di folla
Sarà che il padrone se ne è lamentato, ma personalmente la gran folla dell’Alpe è parsa persino ben educata, nonostante la scarsità – rispetto ad altre salite – di Gendarmi. Pochi che correvano accanto ai corridori. La correttezza di chi conosce il ciclismo e i suoi luoghi mitici. Forse la gente si stringeva un po’ al passaggio dei corridori, ma contribuiva di certo ad aumentare lo spettacolo.
Poi, quando tutto è finito, con il texano che, passando, dava il via libera a migliaia di persone, un fiume di gente si è rigettato verso Le Bourg-d’Oisans. Impressionante. Sulle rampe più dure pareva la piena dovesse rompere gli argini. I coraggiosi che avevano affrontato la temibile salita in sella erano molti: sarà per la prossima volta, quando forse avremo meno fretta.
L’appuntamento è, sin d’ora, a Courchevel nel 2005…
PS: Per la cronaca, abbiamo fatto ritorno in Valle alle 23:30, facendo il Piccolo San Bernardo completamente di notte: 15 auto, 2 lepri e 2 rane sull’intero percorso. Neanche un ciclista: strano…
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buttato dentro il 11 Giugno 2004 |
alle ore 13:15 |
da Alessandro Mano |
nelle categorie politica, sport |
parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio aosta, ciclismo, saint-nicolas, salita, silvio berlusconi, sms |
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Puff pant… che salita… puff pant… miraggi di fontane e di girandole rinfrescanti… puff pant… dai che ci sono quasi… puff pant… no, non ne posso più… puff pant… al prossimo paesello mi fermo e mendico un po’ d’acqua… puff pant… un falco gira in tondo sopra di me… puff pant… sono messo così male? puff pant… “toh guarda, una chiesetta… ci sarà abbinata una fontana…” puff pant… no, niente… manco a pagarla oro… puff pant… DRIN DRIN…. toh, un SMS… puff pant… una buona scusa per fermarsi… puff p…
“Da: PresdelCons
Elezioni 2004. Si vota sabato 12 dalle 15 alle 22 e domenica 13 dalle 7 alle 22. Necessari documento e tessera elettorale. Presidenza del Consiglio dei Ministri”
MA VAFF……………..
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buttato dentro il 31 Maggio 2004 |
alle ore 13:23 |
da Alessandro Mano |
nelle categorie aosta, musica, recensioni |
parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio aosta, centro anita, metal, musica, re di maggio, right in sight, rock, urla |
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La serata inizia male: età media inferiore ai 12 anni. E considerando che siamo almeno in 10 ultraventeni la cosa è tragica.
Come tutte le cose iniziate male poi, per fortuna, finiscono bene.
O forse non tutte.
Insomma, a me in questo periodo succede così: le cose iniziano malissimo e finiscono bene.
Il classico lieto fine.
Anche in un concerto metal. Continua…
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buttato dentro il 23 Maggio 2004 |
alle ore 23:08 |
da Alessandro Mano |
nelle categorie aosta, sport, storie di vita vissuta, stra-cult |
parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio aosta, bar, bicicletta, ciclismo, coumba freida, etroubles, firenze, gilberto simoni, gran san bernardo, marmotta, mtv, pisa, saint-rhemy-en-bosses, sergio servadio, svizzera, tribuna elettorale |
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Aosta, domenica 23 maggio 2004.
Ore 8:00 Sveglia. Dopo le tribune elettorali su MTV, la giornata non può che migliorare. Abbondante colazione e via in sella… Magari… Avessi le gambe sarebbe l’ideale… Invece mi accontento di un primo tratto di salita in macchina per alleggerire la fatica… e magari svegliarmi un po’…
Ore 9:05 Primo incontro. “Mannaggia la miseria, sei solo qui!” Va bene che vai al doppio di me, ma io sono in macchina… Eh eh…
Incontro Matteo ad inizio salita, proprio poco oltre Aosta, che soffre, al contrario di me e della mia auto, la salita. “OK, vi raggiungo su…”
Ore 9:15 Secondo incontro?? Sì, in effetti quel ciclista appoggiato ad un paracarro ad Etroubles era proprio lui… Il mitico Prof. Sergio Servadio da Pisa… E la sua macchina targata Firenze (e l’odio secolare? Un vero pisano avrebbe verniciato la targa trasformando la F in P…) con il telaio in frassino sul tetto… Vabbè, aspettiamo per essere sicuro che sia proprio lui… Mentre vago per le montagne valdostane mi accorgo che fuori dal tepore dell’abitacolo ci sono solo 5°… Ecco perché la chiamano Coumba Freida… In compenso il cielo è perfetto, non una nuvola a cercarla con pazienza…
Ore 9:30 Secondo incontro. Sotto Saint-Rhemy, il ciclista vecchio stampo Sergio e il ciclista senza stampo, il sottoscritto, finalmente vengono a contatto. Lasciata l’odiata (in genere) ma amata (stamattina, con questo freschetto e questa salita evitata…) quattroruote inforco finalmente la bici. Quattro chiacchiere col Prof. su questioni universitarie varie e decidiamo di portarci avanti. Matteo tanto ci ribecca… Continua…
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buttato dentro il 29 Marzo 2004 |
alle ore 20:17 |
da Alessandro Mano |
nelle categorie aosta, musica, recensioni |
parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio alghero, aosta, barbari, bignami, centro anita, chichimeca, musica, saint-christophe, sardegna |
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Sabato sera, come ogni sabato sera, ho sentito il solito concerto del solito Centro Anita di Aosta, come al solito insieme ad un molto ristretto gruppo di “eletti” (che alla fine sono sempre i soliti, per giunta).
Suonavano i Chichimeca, che ho appreso poi essere sardi (potevano benissimo essere di Saint-Christophe, poi hanno cantato in catalano come ad Alghero, o almeno così ci hanno fatto credere).
Inizio Recensione Bignami
Un rock (se si può definire tale) ricercato, una fisarmonica che stonava un po’ nel contesto chitarresco, degli ottimi testi a tratti banali (un banale da patatine e vino, non da sole-amore, quindi ci potevano anche stare).
I cinque erano ben assortiti, con una voce femminile fuori dai canoni e molto “vascheggiante” nella presenza scenica che rendeva al meglio sui brani autoprodotti, un ottimo chitarrista, un buon bassista, un polistrumentista che si alternava tra chitarra classica e la già criticata fisarmonica e un batterista a tratti bonghista.
Alternando testi italiani molto curati e testi spagnoli rivoluzionari (potrei dire di più conoscendo lo spagnolo) e il già citato testo catalano, hanno presentato il loro lavoro Barbari (Chichimeca significa barbari in non so più quale lingua sudamericana) che merita veramente di essere ascoltato.
Fine Recensione Bignami
Inoltre hanno contribuito ancor più ad infittire il mio rapporto misterioso con la Sardegna e il suo mix di culture, lingue e tradizioni. Vivrò bene lo stesso, comunque.
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buttato dentro il 24 Febbraio 2004 |
alle ore 17:08 |
da Alessandro Mano |
nelle categorie aosta, musica |
parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio aosta, arezzo wave, centro anita, citta, correggio, luciano ligabue, musica, ska, strivol, valle d'aosta |
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La mia piccola e vecchia città…
Piccola città eterna, direbbe il vecchio Luciano da Correggio.
Piccola città di merda invece è quello che si sente dire da stuoli di ragazzini spocchiosi che il sabato sera escono di casa credendosi padroni del mondo ma padroni, per citare ancora Ligabue, di un posto che tanto di giorno non c’è.
Forse ho già superato l’età in cui ci si lamenta di tutto credendo più verde l’erba del vicino, o forse mi sono sempre saputo accontentare al meglio di ciò che mi propinava la Vallée. Sta di fatto che non mi sarei schiodato da qui nemmeno a cannonate, e sentire certi commenti mi ha sempre lasciato perplesso.
Certo, una cittadina come Aosta, con 30.000 abitanti 30.000, non fornisce le alternative di svago che offrono città più grandi e meno provinciali (soprattutto come mentalità), ma è da veri idioti lamentarsi invece di godersi quel poco che c’è.
Le alternative sono poche: pochi locali, pochi luoghi di ritrovo per giovani, e dopo un po’ la stessa minestra stanca. Ma anche se venisse proposta la più grande iniziativa del mondo, la riposta sarebbe piatta o quasi nulla, data l’abitudine ad accantonare tutto perché è il solito brodo riscaldato.
Sabato sera, ho assisitito al Centro Anita, con i miei fidi amici che apprezzano il rock, ad un concerto dei milanesi Strivol, giovane band ska (che non è assolutamente il mio genere e che anzi poco tollero): il pubblico era formato da pochi elementi (si contavano 50 persone, forse vedendoci doppio…), pochi si muovevano seguendo i suoni che i 6 o 7 elementi diffondevano. La neve, caduta abbondante in pomeriggio, e soprattutto la routine (all’Anita c’erano state le selezioni regionali per Arezzo Wave con 4 sabati di pienone) avevano tenuto tutti lontani dal concerto se non addirittura a casa.
Quindi si penserebbe subito ad un fiasco: invece no. La band, che interagiva molto con il pubblico (e con un elemento fra tutti, una persona “particolare” e quasi folkloristica) si è divertita a suonare per un pubblico vivo e che reagiva ai loro stimoli.
Si sono stupiti di questo fatto, che dicono peculiare delle piccole città («a Milano non avrebbe ballato né tantomeno applaudito nessuno»).
Possibile? Passare più tempo a lamentarsi ed ad invidiare le altre realtà piuttosto che costruire effettivamente qualcosa? Era sufficiente la presenza. Ma da queste parti si è già talmente prevenuti per l’insuccesso di una serata che non ci si sforza nemmeno di uscire di casa.
Questa è la mia città. Scusate se la amo, scusate se spesso non capisco chi la abita.
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