|
buttato dentro il 21 Aprile 2006 |
alle ore 20:55 |
da Alessandro Mano |
nelle categorie politica |
parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio george w bush, governo, italia, romano prodi, silvio berlusconi |
se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |
George W. Bush ha telefonato a Romano Prodi congratulandosi per la risicata vittoria elettorale e auguradogli buona fortuna per il futuro Governo dell’Italia.
Lo ha fatto dall’Air Force One, l’aereo presidenziale super lussuoso e protetto.
Berlusconi non ha ancora telefonato a Prodi, e ha annunciato che non lo farà. Sarà invidia verso Giorgino?
|
buttato dentro il 1 Ottobre 2005 |
alle ore 14:00 |
da Alessandro Mano |
nelle categorie turismo |
parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio cina, italia, la repubblica, la stampa, silvano imparato, turismo |
se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |
Oggi sciopero dei giornalisti: per evitare la crisi d’astinenza da quotidiani, mi sono letto La Repubblica di ieri fingendo che fosse di oggi. Era molto simile alla Stampa, che avevo già letto, ma ho trovato una lettera interessante: Continua…
|
buttato dentro il 22 Luglio 2005 |
alle ore 21:46 |
da Alessandro Mano |
nelle categorie aosta, cultura, turismo |
parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio cervinia, cesare marguerettaz, coumba freida, courmayeur, etroubles, fondation gianadda, gran san bernardo, italia, la thuile, martigny, pila, saint-rhemy-en-bosses, saint-vincent, svizzera, turismo, valle d'aosta |
se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |
La Valle d’Aosta non è fatta solo di località storiche e chic come Courmayeur e Cervinia, di “cittadine del malaffare” come Saint-Vincent, di stazioni sciistiche rinomate come Pila o La Thuile. La Valle d’Aosta è soprattutto piccole località sparse tra la bassa e la media montagna, con un’economia ancora agro-silvo-pastorale e dimenticate (per fortuna) dalle grandi masse e dallo sviluppo turistico degli anni ruggenti, ’60 e ’70. Etroubles e Saint-Rhémy-en-Bosses tentano così di fermare per un momento i tanti viaggiatori di passaggio nella valle del Gran San Bernardo per fargli conoscere questa realtà spesso dimenticata, con un pizzico di cultura. Continua…
|
buttato dentro il 16 Aprile 2005 |
alle ore 11:20 |
da Alessandro Mano |
nelle categorie aosta, giornalismo, politica |
parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio albergo, editto bulgaro, europa, europarlamento, fabio fazio, istat, italia, lilli gruber, media, michele santoro, nichi vendola, regime, roberto mancini, sciuscia, sofia, tir, union valdotaine, uniti per aosta, università, wojciech jaruzelski |
se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |
Ho assistito ieri sera ad Aosta, in uno squallidissimo albergo chiuso per anni e in fase di riapertura, ad un dibattito al quale ha partecipato Michele Santoro. Invitato da Roberto Mancini e da una lista che parteciperà alle prossime elezioni comunali, Uniti per Aosta. Tema la libertà, Santoro ha spaziato dall’Europarlamento, alla crisi del berlusconismo, al successo di Vendola, ai suoi Sciuscià, per arrivare, da profano, ai problemi valdostani.
Ha parlato di regime, ridimensionando l’orwelliana prosopopea (ho imparato questa parola ieri sera da Mancini) fatta da alcuni uomini di sinistra. Il regime esiste, ma è mediatico. L’appiattimento generale dei contenuti e le epurazioni bulgare del nostro giovane premier da Sofia minano il libero arbitrio e la libertà di scelta portando ad un pensiero unico su 6 reti (o 7). Non c’è più contrapposizione, non c’è più libertà tanto che l’ottimo Fazio sembra compiere azioni eroiche quando invita Lilli Gruber (o, aggiungo io, Jaruselski) alla propria trasmissione. Non c’è più intelligenza, altro che ricerca. E il nostro Paese è fermo, immobile. Perde vitalità e si riempie le narici di robaccia.
Un parallelo che può essere attuato anche a livello locale: monopolio dell’informazione, assoluto delirio dello spirito critico, sopito sotto strati e strati di “va bene così” e di persone che, in fondo, “l’é tan brao”…
Aosta è città turistica solo per l’ISTAT. Non c’è la formula magica, dice Mancini. Ma qualcosa bisognerà pur fare. L’Università non è libera, caso unico in Italia (e, aggiungo io, in Europa). Il centro cittadino è invaso da più camion dell’autostrada. Nessuno però ha la voglia di drizzare la schiena (ormai quasi tutti l’hanno piegata, non come Santoro), alzarsi e alzare la voce.
Santoro conclude replicando all’immancabile domanda “tornerà in tivì?”. Lo fa citando una celeberrima puntata di Sciuscià – Emergenza guerra in cui l’hanno fatta da padrone i punti interrogativi. Il suo obiettivo era rivoluzionare il modo di fare politica e attualità in televisione, quando non era ancora sintonizzata a reti unificate sulla demenza. E lascia il pubblico valdostano con un altro punto interrogativo. L’Union Valdotaine è imbattibile, punto interrogativo?
|
buttato dentro il 19 Aprile 2004 |
alle ore 20:23 |
da Alessandro Mano |
nelle categorie tivì |
parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio aldo grasso, cartone animato, homer simpson, italia, montgomery burns, simpson, tv, usa |
se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |
I Simpson, come sosteneva anche Aldo Grasso in uno dei suoi pochi interventi che personalmente condivido, sono un programma per adulti cammuffato in Italia da programma per bambini.
Li guardano ufficialmente solo i “grandi” o i ragazzi già più cresciutelli, anche se frotte di bambini, che non possono capire i veri significati di questo laboratorio al contrario dell’americanità vanno in giro ruttando e grattandosi le chiappe per imitare Homer Jay, dimostrano che la pratica è diversa dalla teoria.
E l’ipocrisia va oltre. I programmisti, oltre a sapere che il loro programma è visto anche dai più piccoli, tentano di pararsi il culo cambiando il palinsesto nei periodo vacanzieri…
Così, oltre al danno, la beffa: non si ha la programmazione intelligente come in America (anche se USA e intelligenza in questo periodo fanno a pugni…) e non si ha il coraggio di propinare a tutti lo stesso prodotto nelle stesse condizioni.
Scusate se vi ho annoiato…
|
buttato dentro il 19 Aprile 2004 |
alle ore 20:09 |
da Alessandro Mano |
nelle categorie musica, stra-cult |
parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio basso, batteria, beatles, chitarra, gran bretagna, italia, jim morrison, john entwistle, keith moon, mod, musica, pete townshend, pink floyd, ringo starr, rock, roger daltrey, rolling stones, the who, tommy, velvet underground, who's next |
se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |
Gli Who purtroppo sono, tra i grandissimi gruppi del magico periodo dei ’60, i meno idolatrati.
Per Beatles e Stones si sono spese (forse a ragione) tonnellate di inchiostro, i Doors sono idolatrati almeno nella persona del leader Jim Morrison, i Pink Floyd sono inneggiati da migliaia di giovani ancora oggi come stra-mega-innovativi e padri del rock più colto, i Velvet Underground vengono riscoperti sempre da più persone come la prima generazione di un rock più deciso; ma per gli Who, che io reputo i migliori sia tecnicamente sia come repertorio e originalità, almeno in Italia (in UK la cosa è parzialmente diversa) non si ha un riscontro nell’attuale generazione, se non tra gli ascoltatori più attenti e tra i migliori conoscitori della musica di qualità… Continua…
|
buttato dentro il 4 Marzo 2004 |
alle ore 20:54 |
da Alessandro Mano |
nelle categorie musica, recensioni, stra-cult |
parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio 1997, afterhours, dio, dj, festival di sanremo, hit, italia, manuel agnelli, mescal, musica, nizza monferrato, tora tora |
se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |
«Chi parla male della musica italiana è ignorante».
In una sola frase si esprime bene un concetto che richiederebbe pagine e pagine di spiegazione. No, non mi dilungherò. Semplicemente è la verità, perché chi giudica la musica italiana guarda al Festival di Sanremo o alle hit dance di Dj osceni. Insomma, solo la scorza di un movimento vivo ma poco conosciuto.
Gli Afterhours, gruppo alternativo (che brutta parola, e cosa sarebbe non alternativo? tutto è alternativo a qualcos’altro… bah!) capeggiati da un genio che qualcuno ha voluto far nascere in Italia e non in paradisi musicali ben più sopravvalutati.
Forse gli Afterhours sono davvero alternativi, anche se non si sa bene a cosa. O perlomeno capeggiano, con la figura ormai mistica di Manuel Agnelli, un ambiente musicale di nicchia per le masse come il Tora Tora e “annessa” casa discografica Mescal di Nizza Monferrato (in realtà è il contrario, ma nella nostra narrazione cambia poco).
Il disco è allo stesso tempo semplice e complesso, velenoso e aulico. È realmente alternativo anche al suo interno, con sbalzi da brani tirati a canzoni calderone contenenti dialoghi e rumori.
C’è molto Dio, in questo disco, con i vari nomi con cui è conosciuto e con cui spesso scandisce i discorsi di chi con Dio ha uno strano rapporto. Continua…
Commenti recenti